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    Il feedback non è un giudizio: come allenarlo in modo concreto

     

    Il feedback è una delle poche occasioni in cui si può creare un dialogo significativo tra colleghi, manager e collaboratori.

    Perché oggi il feedback è centrale

    Nel contesto attuale – fatto di smart working, comunicazioni rapide, tempi compressi e carichi cognitivi alti – il feedback è una delle poche occasioni in cui si può creare un dialogo significativo tra colleghi, manager e collaboratori.

    Proprio per questo, se gestito in modo poco consapevole, rischia di generare confusione, distanza o difese. Allenarsi al feedback oggi significa lavorare sulla qualità delle relazioni professionali. 

    Cos'è davvero il feedback (e cosa non è) 

    Il feedback è uno strumento di relazione e di sviluppo. Serve per accrescere consapevolezza, consolidare comportamenti efficaci, correggere quelli meno funzionali, attivare responsabilità e stimolare miglioramento. Non è un giudizio, non è un'etichetta e non è un modo elegante per dire a qualcuno cosa non ci è piaciuto. Il feedback, quando è efficace, è orientato alla persona e costruito per aprire una riflessione.

    Gli errori più comuni 

    Dai nostri percorsi in aula emergono spesso alcuni errori ricorrenti nel dare feedback: 

    • Check-list comunicative: feedback pieni di buone intenzioni ma impersonali, ripetitivi e privi di impatto reale 

    • Feedback giudicanti o vaghi: come "sei troppo aggressivo" oppure "sei fantastico come sempre" → sono dei giudizi e non offrono informazioni utili a migliorare

    • Feedback camuffati da consigli: "ti dico cosa dovresti fare" = perdita di ascolto • Feedback indiretti o dati in terza persona: "lo dico a tutti, non per qualcuno in particolare..."

    • Buonismo di protezione: evitare il confronto per paura di urtare e finire per non dire nulla 

    Non solo “cosa non va”: il feedback evolutivo

    Uno degli errori più frequenti è usare il feedback solo per correggere. Esiste anche il feedback evolutivo: quello che valorizza punti di forza, stimola potenziale, orienta alla crescita. Allenarsi a bilanciare questi due approcci è essenziale per creare fiducia e motivazione. 

    ESEMPI PRATICI: COME COSTRUIRE UN BUON FEEDBACK

    Nel lavoro in aula insegniamo (e pratichiamo) approcci concreti. Uno di questi è il metodo CRC:

    • Comportamento osservabile

    • Risultato o effetto generato

    • Condivisione del vissuto personale

    Esempio: “Durante la riunione (comportamento), hai interrotto più volte i colleghi (risultato). Questo ha generato frustrazione e ha rallentato il confronto (condivisione)."

    Altri strumenti che utilizziamo:

    • Domande motivanti: "Cosa ti ha guidato in quella scelta?"

    • Domande verificanti: "Posso dirti come l'ho percepito io?"

    • Chiusure con effetto recency: lasciare il messaggio più importante alla fine 

    Come lavoriamo in aula su questi temi 

    Il feedback non si impara leggendo. Serve esperienza diretta, confronto, esercizio. Nei percorsi proposti da La Formazione su Misura: 

    • si lavora in piccoli gruppi, per massimizzare la partecipazione

    • si affrontano casi reali portati dai partecipanti

    • si fanno simulazioni e giochi di ruolo su situazioni critiche

    • si dà e si riceve feedback tra pari (i colleghi e i compagni di corso), con facilitazione attiva del formatore Ogni incontro è progettato su misura, partendo dal contesto e dagli obiettivi reali del gruppo. 

    Il feedback è anche cultura 

    Il feedback non è solo una competenza individuale, è anche una cultura aziendale. Se viene vissuto come un momento isolato – magari legato alla valutazione delle performance – è facile che generi resistenza. In aula accompagniamo i team a fare un passaggio importante: dal feedback come evento, al feedback continuativo come abitudine. Questo cambia il modo di comunicare, di lavorare insieme e di imparare. 

    Perché serve allenamento, non solo teoria 

    Il feedback è un'abilità relazionale. Richiede tatto, osservazione, autoconsapevolezza, ascolto. E soprattutto: pratica costante in contesti protetti ma realistici.

    Per questo nei nostri percorsi il focus è esperienziale. I partecipanti tornano in ufficio con strumenti, linguaggio condiviso e maggiore sicurezza nel dare e ricevere feedback. 

    Tre domande per riflettere 

    Ti lasciamo tre domande da portare con te oggi:

    • Quando ricevo un feedback, tendo a difendermi o a capire?

    • A chi potrei chiedere un feedback sincero questa settimana?

    • L’ultima volta che ho dato un feedback: l’ho fatto per aiutare o per correggere? 

    Conclusione

    CREA RELAZIONI PROFESSIONALI AUTENTICHE

    Allenarsi al feedback non serve solo a "comunicare meglio". Significa creare relazioni professionali più autentiche, sviluppare una cultura del miglioramento e rendere i team più coesi e consapevoli.

    Vuoi portare il tema del feedback nel tuo team? Scrivici a info@laformazionesumisura.it


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    In questo articolo parliamo della differenza tra parlare e comunicare: come trasformare le parole in un ponte verso l'altro; lo trovi qui.

     

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